IL 10, 11 Ottobre 2026 sarà di scena in anteprima assoluta la Commedia “Se Chiamava Rugantino” scritta da Luigi Galdiero alle ore 21 al Cinema Teatro Ambra via Filippo Turati 5 Velletri.
Un cast di attori eccellenti: Nico di Barnaba, Valentina Galdi', Emanuele SimeoliChristian Pontecorvi, Edoardo Simeoli, Alessandra Mandatori, Antonio Petrilli
°Coreografie di MIRKO GUASTATORE
con la Regia di Luigi Galdiero.
Nella trama di: "Se chiamava Rugantino", il rapporto tra Rosetta e Rugantino è legato a quella notte a Campo Vaccino e alla nascita di un figlio. Il punto tragico è proprio che Rugantino non può sapere che avrà un figlio da Rosetta, perché viene giustiziato prima che la verità possa emergere.
Quindi si procedera' nella distinzione tra il copione originale e questa diversa versione del musical.
"Se chiamava Rugantino", è una commedia musicale scritta e diretta da Luigi Galdiero, unico a creare nuovi format tra folklore, tradizione e innovazione, in questo caso il musical viene concepito come proseguimento/sequel dell' opera universalmente conosciuta.
Quindi quest'opera va riferita alla storia di: "Se chiamava Rugantino", non semplicemente al Rugantino di Garinei e Giovannini, un proseguimento che nessuno ha mai osato scrivere e mettere in scena e che solo una "penna d'eccezione" poteva fare. D'altronde Galdiero, come anticipato, è già da tempo considerato quale la massima espressione proprio in questo comparto.
La cosa interessante è proprio questa: se nella commedia Galdiero stabilisce che Rosetta e Rugantino hanno passato insieme quella notte e da quell'incontro è nato un figlio allora la morte di Rugantino crea un paradosso narrativo molto forte che l'autore, che cura anche la regia, ha saputo abilmente raccontare e magnificamente sviluppare.
Parlando di: "Se chiamava Rugantino" il collegamento con la storia precedente passa proprio attraverso Rosetta, (Nadia Rinaldi) bella, altera e di temperamento.
Questo rende ancora più interessante la questione. Mastro Titta, (Emanuele Simeoli), appartiene alla vicenda originaria e Rosetta è il personaggio attraverso cui il seguito si ricollega direttamente al vecchio Rugantino.
Ma è Bice, (Eleonora Cecere), la vera protagonista: figlia di Zazza Panella, (Nico di Barnaba) "L'Arcibullo", cioè proprio colui che condanna a morte Fosco, figlio di Rosetta e Rugantino. Il matrimonio di Bice con il giovane in "articulo mortis" compiuto per sfida e dispetto verso il padre, non è quindi un semplice episodio sentimentale: è una forma di ribellione morale che per l'epoca rivestiva un significato fortissimo.
Bice incarna una romanità popolare e concreta, fatta di saggezza, dignità, ironia e fermezza. Non è soltanto: “la figlia del carnefice” ma sceglie autonomamente da che parte stare e, sposando il condannato mentre sta morendo, rovescia simbolicamente la volontà del padre.
E questo crea un bellissimo contrappunto con la storia originaria.
La vicenda non riguarda più soltanto la storia di Rugantino e Rosetta, ma soprattutto la scelta forte di una donna romana di fronte all'ingiustizia del padre e alle violenze della Roma di allora. Tutto ciò, oggi, di scottante attualità, se consideriamo la complicatissima casistica comportamentale dell' epoca.
Importante soprattutto perché: "Se chiamava Rugantino" di Luigi Galdiero non si limita a riprendere Rugantino: ne raccoglie l'eredità e la trasforma in una storia nuova, avvincente e di assoluto valore.
Ci sono almeno cinque ragioni come indicazione:
*Dà un seguito a una storia che sembrava conclusa.
La morte di Rugantino non chiude davvero la vicenda: lascia Rosetta, un figlio e una verità che Rugantino non ha mai potuto conoscere. Galdiero parte proprio da questa “ferita” rimasta aperta.
*Trasforma la memoria in una nuova generazione,
costruisce il legame vivente con il vecchio Rugantino. Ma la storia non si limita a raccontare i figli dei protagonisti originari: mette in scena come la Roma di Rugantino sopravviva nei suoi discendenti e nei suoi valori.
*Bice sposta il centro della storia sulla donna.
Questo, è uno degli aspetti più interessanti. Bice è figlia dell'uomo che giustizia il suo uomo ma sceglie di sposare il condannato in "articulo mortis", andando contro il padre. Non è una semplice storia d'amore: è una scelta di coscienza.
Bice incarna una romanità popolare, intelligente, ironica ma anche capace di dire no all'ingiustizia.
*Il conflitto non è più soltanto amoroso: è morale e familiare.
Nel primo Rugantino il contrasto fra amore, onore, gelosia e destino è centrale. Qui si aggiunge qualcosa di molto forte: la figlia del carnefice sceglie la vittima. Bice spezza la logica del padre e, simbolicamente, anche quella del potere.
Conserva la romanità senza ridurla a folklore.
*La romanità di Bice, come la descrive Galdiero non è soltanto dialetto, battute o ambientazione, è una maniera di stare al mondo: saggezza, dignità, solidarietà, coraggio, ironia...cuore davanti alla disgrazia.
Da monito verso tutte quelle donne vittime di soprusi che in silenzio subiscono. In questo senso l'opera può essere letta come una riflessione su cosa significhi davvero essere “romani resilienti”.
E c'è un elemento particolarmente bello: Bice è figlia di Zazza, ma non è figlia dei suoi valori.
È proprio questa contraddizione a renderla protagonista.
In altre parole, mentre Rugantino rappresentava l'uomo che affrontava il destino con il sorriso e l'irriverenza, Bice rappresenta una Roma che sceglie, resiste e prende posizione, con assoluta fermezza!
Per questo: "Se chiamava Rugantino" diventa importante anche al di là della semplice operazione di sequel. Galdiero si chiedeva e voleva scoprire che cosa rimanesse del Rugantino dopo Rugantino. La risposta sembra essere: rimangono naturalmente Rosetta e Mastro Titta ma resta soprattutto Bice e una nuova generazione capace di raccogliere ed anche di correggere l'eredità di una vecchia Roma.